
Dopo quasi cinque mesi di inattività, colgo l'occasione per donare un grande augurio a tutte le donne d' Italia e del mondo!!!
...DEDICO QUESTO POST AL CANTANTE DALLA PIU' GRANDE VOCE, IRONIA, "CORAGGIOSITA'", GENEROSITA', AFFETTUOSITA', MA SOPRATTUTTO DALLA GRANDE FORZA DI VIVERE E NON MOLLARE MAI....
...QUESTA PAGINA LA DEDICO AL PIU' GRANDE CANTANTE DI TUTTI I TEMPI...
...FREDDIE MERCURY...
-sono sieropositivo- esclamò –ho sviluppato la malattia-
Quelle parole mi raggelarono il sangue, ma cercai di rimanere tranquilla
-ma tu sei forte. Canti in un tale modo…-
in realtà, ripensandoci, penso di aver detto quelle frasi più per una mia rassicurazione personale
-si, posso farlo ancora, ma verrà il giorno in cui non riuscirò più a farlo. Voglio che tu lo sappia. E’ mio dovere dirtelo-
-no, non è un tuo dovere. Ma ti ringrazio di avermelo detto, perché significa che mi consideri un’amica e per me conta più di qualsiasi altra cosa-
La sua malattia cambiò radicalmente il modo di comportamento di tutti. Ma non dovevamo mostrare il nostro dolore. Dovevamo comportarci normalmente. Doveva farlo anche lui. Se si accorgeva che eri debole, che stavi diventando troppo emotivo, allora si allontava da te e si avvicinava a chi poteva aiutarlo per ciò di cui aveva bisogno. Io sono sempre stata una persona forte, ho versato tante lacrime in passato perciò avevo imparato a non lasciarmi andare ai sentimenti, per non soffrire più. Ma quella nuova situazione che si era venuta a creare cambiò totalmente le carte in tavola. Nonostante il mio lancinante dolore, cercavo di essere come sempre, ma non era facile. Non sono brava a fingere. Ma di certo non potevo permettermi di essere allontanata da lui. Avevo bisogno di trascorrere con Freddie tutto il tempo possibile.Anche se dovevo accettare che qualunque cosa avessi fatto, sia io che gli altri, non l’avrebbe aiutato a guarire.Anche se avessimo passato anni e anni a prenderci cura di lui, alla fine sarebbe morto.
Mi ricordo di avergli dato degli abiti di cashmere e seta. I vestiti normali gli facevano male. Nelle ore trascorse insieme giocavamo a scarabeo, sistemavamo i mobili… era ancora così vivace!
Durante una delle ultime giornate trascorse in compagnia mi disse:
-non posso più bere champagne, bevilo tu per me-
Un’intera bottiglia di champagne tutta per me!E Freddie che mi guardava. Era stata una scena divertente. Freddie non voleva che la sua malattia compromettesse le sue amicizie e i rapporti con le altre persone. Soffriva in modo atroce, ma non ne parlò mai con nessuno. La cosa migliore che potevamo fare era solo stargli vicino, fargli sapere che quello che decideva era giusto.
Dormiva, si svegliava, dormiva, si svegliava. La televisione rimaneva sempre accesa. Certe volte parlava per pochi minuti. Si stava seduti e ci si teneva per mano, in modo che sapesse che non era solo.
L’ultima volta che sono andata a trovarlo sapevo che non l’avrei più rivisto, perché Freddie aveva smesso di prendere le medicine da una settimana e mezzo e io dovevo andare a Dublino per lavoro. Ma al diavolo tutto, ne avevo abbastanza di quei sotterfugi. Tornai di corsa, parcheggiai la macchina proprio davanti a Garden Lodge. La stampa mi corse subito incontro
-che ci fai qui?-
-sono solo venuta per vedere il mio amico- ed entrai in casa. I giornalisti non mi sono mai piaciuti. E dopo tutte le affermazioni sgradevoli che avevano rivolto a Freddie, mi erano ancora più indigesti.
Fu la nostra ultima giornata insieme. Giocammo a scarabeo, bevetti lo champagne. Eravamo solo noi due. Quando andai via lui mi disse
-grazie per aver passato il pomeriggio con un uomo anziano-
-grazie a te per avermelo concesso- risposi io prima di andarmene, prima che quelle parole che aveva appena pronunciato e che mi avevano toccato il cuore, iniziassero a fare effetto su di me con un pianto liberatorio.
La domenica del 24 novembre il suo respirò cambiò. Il dottore disse che era entrato in coma. Queste cose me le disse Jim al telefono. Andai da Freddie immediatamente. Restammo con lui per tutta la giornata. Mentre il dottore era in giardino e stava per entrare in macchina, io e Jim andammo di sopra per cambiargli i vestiti e notammo che il suo petto non si muoveva. Jim lo guardò e poi disse
-è morto-
-no, non è vero- furono solo queste le parole che riuscii a pronunciare in quel determinato istante, prima di annunciare agli altri la triste notizia.
E ciò che ancora oggi dispiace è sapere che aveva ancora musica dentro di lui. Era lì, nel suo cervello, ma a causa del corpo non era più in grado di produrla. Freddie si era posto un limite. Personalmente, credo che quando non fu più in grado di cantare, o di aver l’energia per farlo, quella sarebbe stata la fine. La sua vita era stata il suo lavoro. La sua gioia. Senza la musica non sarebbe riuscito a far fronte a ciò che doveva combattere.
I giorni a seguire furono un inferno per tutti. Ma ciò non era niente rispetto a quello che avremmo dovuto passare martedì 26 novembre. Quello infatti era il giorno in cui dovevamo salutare per sempre Freddie.Garden Lodge era invasa da fan di tutto il mondo, che ricoprirono i muri di casa con le loro speciali dediche. Fiori a migliaia, lettere e peluches. Tutto per Lui. Arrivò Elton, John, Roger e Brian, arrivarono i genitori di Freddie, Mary Austin, il soprano Montserrat Caballé e via via tutti gli altri. La stampa era fuori dalla chiesa. Le tv di tutto il mondo stavano riprendendo il momento. Entrammo in chiesa, eravamo una cinquantina e solo vedere la bara mi fece sentire male. Montserrat cantò un pezzo con cui aveva duettato con Freddie. La commozione era visibile a tutti.Io però continuavo a non realizzare quello che era successo. Più che altro non VOLEVO realizzarlo. Freddie era ancora vicino a me, lo sentivo. Lui non mi ha ancora abbandonata e penso che non lo farà mai. Mi aiutato tanto nei 5 anni della nostra amicizia. Mi sembra ieri quando io, una giovane squattrinata di Kensington incontravo Freddie
-dimmi come si fa a diventare come te, ti prego- questo quello che dissi
-tesoro, anche io devo ancora capire come ho fatto ha diventare quello che sono!- rispose con la sua solita simpatia. Mi ha insegnato a diventare una vera cantante, tutti i trucchi del mestiere, ad amare i propri fans, che lui ha sempre considerato come una cosa preziosa. Di questo gli sarò grata per tutta la vita. Grazie Freddie. Io non credo a Dio, né al paradiso ma sono certa che un giorno ci rincontreremo e sarà allora che non ti lascerò più. "
GLI STILI DI FREDDIE MERCURY:

1971 -1975: capelli fin sotto le spalle, abiti aderenti e sgargianti. Smalto su una sola mano e profondo trucco sul viso ---> QUEEN STYLE
1978 - 1979: taglio netto dei capelli; vestiti aderenti in pelle nera, bretelle e cappello da poliziotto. Il trucco scompare completamente ---> MACHO STYLE
1980 - 1983: comparsa dei BAFFI; abiti molto colorati con un designer unico: frecce "stradali" su maglie pantaloni e scarpe ---> THE HOT SPACE STYLE
1984 - 1985: capelli sempre meno gonfi; abiti molto "pop" composti da jeans, pantaloni, canottiere e giacche composte da saette dinamiche ---> THE WORKS STYLE
1986 - 1987: capelli ordinati e più maturi; comparsa della famosa giacca gialla; pantaloni e scarpe Adidas e la sua corona da regina ---> THE MAGIC STYLE
1988: scomparsa dei baffi, abbandono definitivo dei tour, sguardo molto più maturo e paffuto; uso di abiti eleganti e da sera ---> BARCELONA STYLE
1989 - 1990: Freddie, dopo tempo di silenzio, ricompare con una lieve barbetta e con un viso magro. Il suo abbigliamento e molto vario, ma soprattutto fa uso di gilet fantasiosi e pantaloni stretti (come hai vecchi tempi) ---> THE MIRACLE STYLE
1991: Scompare definitivamente anche la barbetta. I capelli iniziano a cadere e il viso diventa sempre più magro. Nei suoi ultimi video utilizza parrucche e pellicole in bianco e nero, per non far notare la sua malattia ---> INNUENDO STYLE






































